La ricerca 

un crocevia di saperi L’Ecomuseo ha fra i suoi obiettivi quello di farsi spazio -fisico e teorico - di scambio di saperi e competenze, a tutti i livelli. L’Ecomuseo ospita ricercatori e studiosi che si occupano di natura e si cultura alpine, affinché realizzino indagini e inchieste sul campo le cui ricadute tornino al servizio del territorio.

il caso: il ritorno dell’orso di segale Uno dei risultati più clamorosi dell’incontro fra l’università e il territorio è stata la riscoperta dell’Orso di Segale, frutto di una ricerca accademica condotta nel 2004 nell’ambito di una più generale iniziativa di recupero delle tradizioni promossa dalla Regione Piemonte.

Dal febbraio 2004 l’orso di segale (l’uars et sel) è tornato a seminare spavento e ilarità per le vie di Valdieri (Alpi Marittime, Cuneo). Prima di tornare alla ribalta sul porfido della piazza del municipio, aveva fatto timidamente capolino nelle pieghe di un racconto di Bernardo Giraudo (Din del Papa, classe 1930), raccolto dalla ricercatrice Nicoletta Nicoletti, all’epoca collaboratrice dell’Ecomuseo: “… sai, io ho fatto anche l’orso... mi ricoprivano tutto di segale... sai, era anche pericoloso, tutti fumavano... potevi anche andare a fuoco!”. Erano gli anni 1946-1948: dopo la guerra, il paese ritrovava la voglia di festeggiare il Carnevale e rispolverava la questua dei frati (i frà) e dell’orso, destinata a un’effimera ripresa durata circa un decennio prima dell’ultimo abbandono negli anni del boom economico.

Dalla fatidica intervista sulla questua carnevalesca di quasi sessant’anni prima era così spuntata anche in Valle Gesso la figura dell’orso, animale dalla forte carica simbolica che ha “conspecifici” carnevaleschi di piume (Cortemilia, Magliano Alfieri), di meliga (Cunico), di ricci e muschio (Balmuccia) e di pelle (Volvera) sparsi per le campagne e per le valli di tutto il Piemonte e, addirittura, di molti paesi europei. In particolare, quello dell’orso di segale è stato un ritrovamento importante, che crea un ponte tra le Alpi e i Carpazi, dalla Romania alla Bulgaria, dove esistono numerose altre testimonianze di orsi di paglia.

Il recupero filologico e la riproposizione del carnevale di Valdieri suscitati e “assistiti” da Nicoletta Nicoletti e Piercarlo Grimaldi sono diventati un film documentario: Ricucire l’orso. La sartoria della segale carnevalesca di Valdieri (Carenini A., Grimaldi P., Nicoletti N.; regia B. Sabbatini, Verzuolo, Sabbatini Multimedia, durata 34’).

ricucire l’orso L’orso di segale, resuscitato dai ricordi, è stato quindi ricucito grazie agli anziani che serbavano memoria degli ultimi carnevali e che ancora sapevano trattare e intrecciare la paglia per confezionare il costume dell’orso. Sono state tuttavia mani giovani a avvolgere e assicurare sul corpo di Din del Papa la lunga corda di steli che lo ha trasformato, un giro dopo l’altro, nel plantigrade: la “sartoria della segale” promossa da Nicoletti ha saputo suscitare l’interesse e la partecipazione di alcuni ragazzi del posto, che si sono impegnati in prima persona per la buona riuscita del grande ritorno dell’orso.

La riproposizione della sartoria della segale carnevalesca e del carnevale alpino di Valdieri è un esempio di antropologia applicata, in cui gli studiosi non si limitano a descrivere la scomparsa, la riscoperta o l’invenzione di una tradizione, ma decidono di “scendere in campo” come “archeologi di usanze appena estinte o moribonde”, come “animatori professionali e filologicamente corretti” di riproposizioni rituali e festive. Gli antropologi scelgono in questo caso di intervenire nel farsi della tradizione con l’intento, per nulla scontato, di suggerire proposte, operazioni culturali che permettano alle spaesate comunità di riannodare, con consapevolezza e scientificità, i fili interrotti della tradizione, di rimettere a dimora radici disseccate, effettuare onesti innesti intellettuali, restaurare frammenti di memoria. Nel 2011 l’orso di segale è andato in onda nel corso della trasmissione Geo&Geo, in un documentario RAI a cura di Francesca Catarci.