La missione dell’ecomuseo della segale

ricucire La montagna piemontese, e quella cuneese in particolare, ha subito nel corso del Novecento un devastante processo di spopolamento, che in sessant’anni ha ridotto di due terzi il numero degli abitanti. Basti pensare che, a partire dagli anni ’20, la popolazione della Valle Gesso scende senza sosta fino a ridursi nel 2009 a Entracque e a Valdieri a meno di un terzo di quella di partenza, mentre ci vorrebbero dodici volte gli attuali abitanti di Roaschia per ripopolare il paese al livello del 1921.

La vicinanza dei centri della valle alla pianura e al capoluogo provinciale, con le industrie che chiedono braccia alla montagna, incoraggiano il pendolarismo quotidiano. Inoltre la costruzione negli anni ’60 e ’70 dei grandi invasi artificiali dell’Enel a monte di Entracque richiama in valle maestranze di varia provenienza e favorisce il processo di abbandono delle attività tradizionali e di conversione “industriale” della valle. Così i cantieri dell’Enel, se da un lato hanno in parte contrastato i processi di emigrazione, dall’altro hanno contribuito alla perdita del patrimonio culturale locale. Così, nel dopoguerra del boom economico e della diffusione di nuovi stili di vita legati sempre più al lavoro salariato e sempre meno alle tradizionali attività agro-silvo-pastorali, molte produzioni locali e molte usanze si interrompono: le braccia artigiane per sorreggere casse e crocifissi hanno abbandonato in massa la Valle Gesso come tutte le altre valli cuneesi per trasferirsi in città; la secolarizzazione dei costumi e il disinteresse verso usanze sentite come vuote e “fuori moda” ha fatto il resto. All’inizio del terzo millennio sono mutate la realtà dei paesi e il paesaggio stesso delle valli. Economicamente, socialmente, antropologicamente, culturalmente.

In questo quadro la missione principale dell’Ecomuseo della Segale è stata individuata in un’azione ad ampio raggio a favore della riappropriazione del senso di appartenenza alla valle e dell’acquisizione di nuovi profili culturali che affondino le radici nella storia e tradizione della zona, ma siano necessariamente aperti agli apporti che sono arrivati - e che continuano ad arrivare soprattutto in funzione di notevoli flussi turistici - dall’esterno dell’area alpina.

Con la creazione dell’Ecomuseo della Segale, il Parco delle Alpi Marittime ha voluto dunque rendere più incisiva la propria presenza sul territorio rispetto ad alcuni punti:

rafforzare i legami comunitari sulla base di una nuova consapevolezza delle peculiarità della storia e delle tradizioni locali

animare la vita culturale, dando supporto a progetti di recupero autonomi e spontanei

sviluppare uno stretto ed equilibrato rapporto di appartenenza reciproca fra il territorio e suoi abitanti

studiare le emergenze storiche e artistiche

valorizzare al meglio i prodotti del territorio.