A cura di Fulvio Romano

Ottanta giorni di sonno, poi l’oracolo e il Carnevale

Ogni anno, l’11 di novembre, Valdieri festeggia il suo Santo patrono: San Martino. La festa – che corrisponde con la data di scadenza dei contratti agrari, la fine delle semine e il principio del buio – precede di quaranta giorni il Solstizio invernale e quindi la festa cristiana che lo celebrava, il Natale.

La quarantina: un ciclo lunare e mezzo

La scansione dei quaranta giorni, o quarantina, è – come ci ha insegnato Claude Gaignebet1 – il ritmo di una lunazione e mezza dettato dalle strategie agricole contadine, fondate sulla convinzione che solo il cambio della Luna, scandito ogni sei settimane, possa mutare il tempo che fa. Un calendario rituale contadino2, scandito sulle fasi lunari ha preceduto fin da tempi immemorabili nell’Europa dei campi i ricorrenti tentativi di normare il tempo civile con il corso del Sole. La stessa Chiesa ha fin da Gregorio Magno cercato di traslarlo in un calendario religioso e devozionale dei Santi cristiani.

Ma la scansione della quarantina è rimasta nella tradizione contadina e nei riti della terra. Con una partizione ed una successione che può essere estesa per tutto l'anno contadino: quaranta giorni prima di San Martino c’è San Michele Arcangelo, 29 settembre, che, oltre a pesare le anime, proclama la svolta dell’equinozio autunnale e il termine della transumanza, mentre quaranta giorni dopo si prepara, con il Natale, la ripresa del tempo della luce.


L’oracolo dell’Orso di Segale

Con San Martino inizia il letargo invernale. Ne è simbolo il rintanarsi, proprio all’11 di novembre, dell’Orso di Segale nella sua barma, in attesa del risveglio che avverrà ottanta giorni dopo, tra Sant’Orso (1° febbraio) e la Candelora (2 febbraio): notte fatale per stabilire la fine dei freddi, le date del Carnevale e della Pasqua, l’inizio della bella stagione. Infatti, secondo la tradizione diffusa in tutta Europa, se l’Orso uscendo dal letargo a mezzanotte vede il cielo “chiaro” (per la presenza della Luna Piena - luna vecchia), tornerà mesto sul suo giaciglio perché l’inverno durerà ancora 40 giorni. Se vede il cielo “scuro” (perché c’è la Luna Nera - luna nuova) uscirà invece ad annunciare la primavera.

L'inizio del tempo del buio e del letargo dell'orso così come della natura veniva festeggiato nell'Europa medioevale e contadina con una sorta di Carnevale ante-litteram, un vero e proprio proto-carnevale in cui con l'inizio delle veglie, le vijà, si assaggiava il vino novello, si consumavano e si conservavano i cibi grassi per il lungo periodo invernale (“Oche, castagne e vìn, tèn tut per san Martìn”)4. Ottanta giorni dopo sarebbe stata invece l'ora del Carnevale vero e proprio, quello della fine dell'inverno e dell'annuncio -sperato- della primavera3.


Il Carnevale alpino di Valdieri

Nel 2019 l’Orso di Segale tornerà a scorrazzare per le vie di Valdieri il 24 febbraio (la domenica precedente a quella di Carnevale). Il programma è in corso di definizione, ma cliccando qua potrai scoprire qualcosa in più riguardo l’Orso di Segale!



1 Claude Gaignebet, Le Carnaval, Paris, 1974.
2 Piercarlo Grimaldi, Il Calendario rituale contadino, Milano, 1995.
3 Secondo Claude Gaignebet, l’Orso esce dal letargo per raccordare il calendario solare a quello lunare: “Si la lune est pleine, la fin de l’hiver, c’est-à-dire Carnaval, n’arrivera que 40 jours plus tard, en nouvelle lune. En effet, compter par périodes de un cycle lunaire et demi c’est, partant d’une nouvelle lune, parvenir à une pleine lune, et inversement. Or, qu’est-ce que Mardi Gras sinon la dernière Nouvelle Lune d’hiver, puisque cette fête est située 40 jours avant Pâques? Or, qu’est-ce que Pâques, sinon, par définition, la première Pleine Lune de printemps?". C.Gaignebet, Le Carnaval, Paris, 1974, p.29.
4 Fulvio Romano, Il Protocarnevale di San Martino, tra calendario lunare e meteorologia popolare, in Il Teatro della Vita, Le feste tradizionali in Piemonte, a cura di Piercarlo Grimaldi e Luciano Nattino, Omega, 2009.