Cose di segale

Faute de froment les alouettes font leur nid dans le seigle, “in mancanza di grano le allodole fanno il loro nido nella segale”, recita un proverbio bretone. Come a dire, che in mancanza d’altro occorre far tesoro di ciò che si ha a disposizione. Nelle Marittime e in molti altri posti nel mondo, fino a 60 anni fa, per molte persone la segale era uno dei materiali più facilmente reperibili. Così la granella serviva per ricavare la farina e per conservare le uova durante l’inverno mentre la paglia di segale - resistente all’usura e all’acqua – veniva impiegata per mille usi diversi, dalla produzione di carta e cappelli alla conservazione di ghiaccio e formaggi…

carta paglia E’ solo a partire dall’Ottocento che si fa la carta a partire dalla cellulosa degli alberi, prima la si produceva utilizzando le fibre di paglia di alcuni cereali, fra i quali la segale! In provincia di Cuneo pare che nessuna cartiera producesse carta paglia, ma in molte parti d’Italia veniva fabbricata in diverse grammature e tonalità di colore. Fra le industrie che utilizzavano la paglia di segale, c’era la cartiera di Tarquinia, che cessò la sua attività negli anni ’50, dopo aver avuto un centinaio di dipendenti e una produzione che raggiungeva i 200 quintali al giorno. Differenti per dimensioni e per metodi di produzione, le cartiere toscane utilizzavano per lo più il metodo di asciugatura ad aria, distendendo i fogli di carta a seccare sui prati. Le cartiere liguri, invece, numerose perché presenti in ogni valle, utilizzavano metodi di lavorazione a vapore. Oggi la carta paglia viene ancora prodotta nella zona di Mantova, nel nord Europa e nell’est asiatico.

paglia per bere Gli steli di paglia di segale sono stati utilizzati fino agli anni ’60 per realizzare cannucce per bere. Nella regione francese dell’Ambeyrac, verso la fine del 1800 questa produzione divenne fiorente, estendendosi poi ad altre regioni della Francia, del Belgio e dell’Italia: non a caso, ancora oggi in francese “cannuccia” si dice “paille”, ovvero “paglia”! La segale veniva raccolta “all’antica” per non danneggiare gli steli, poi si eliminavano i nodi e infine si ricavavano spezzoni di 20 cm di lunghezza. A partire dagli anni ’60, però, le cannucce di plastica soppiantarono quelle di paglia.

intrecci e merletti Nei secoli scorsi, con la paglia di segale, più robusta, o di grano, di maggior reperibilità, venivano confezionati dei semilavorati a nastri, strisce o cordoncini da utilizzare poi per abbellire e bordare manufatti vari come cappelli, cesti, ecc. … Un tipo di merletto molto elaborato e di pregevole esecuzione si realizzava a Fiesole: la ditta dei fratelli Pellucci esportava i prodotti di “paglia operata” anche in America già dal 1824.

sedie impagliate Per impagliare le sedute delle sedie si utilizzano la paglia di segale e la "lesca" o carice. Entrambi i vegetali hanno fibre adatte a formare delle trecce robuste e flessibili. La paglia di segale, più robusta, è però di difficile lavorazione per questo le viene spesso preferita la lesca, che si torce con più facilità. In entrambi i casi, gli i steli vengono raccolti, fatti seccare, puliti,  preparati, raggruppati in mazzetti di 15-30 circa e attorcigliati in modo da formare un robusto cordoncino che viene via via allungato inserendo gli steli successivi al centro. Il cordoncino viene avvolto, con precisi schemi geometrici, attorno al telaio di legno della seduta. Il mestiere di impagliatore, antichissimo, richiede abilità e pazienza. Infatti l'impagliatura di una sedia richiede, a seconda del modello e della fibra usata, da una a tre ore di lavoro. Ancora oggi esistono artigiani "impagliatori di sedie", ma la fiorente produzione locale ha subito un tracollo a partire dagli anni ’50, quando è iniziata l'importazione di prodotti a basso prezzo provenienti dai paesi dell’Europa dell’est e dell’Oriente. In particolare, la paglia di riso dalla Cina ha sostituito quella di segale, mentre sul mercato sono arrivati, soprattutto dalla Romania e dall'Ungheria, telai di sedie a prezzi così ridotti da rendere più economica la sostituzione della sedia piuttosto che la sua riparazione.

casette per api Fin dall'antichità gli esseri umani hanno imparato a costruire ricoveri per le api in modo da poter ricavare miele e cera. Le prime arnie furono realizzate in paglia, a forma di cesti, oppure utilizzando rudimentali sezioni di tronco d'albero cave. Si è poi passati alla costruzione di arnie miste in legno con paglia poi solo in legno. La paglia utilizzata era prevalentemente quella di segale, impermeabile e resistente. Le arnie in paglia, dette “arnie villiche” sono rappresentate in miniature e disegni medievali, nonché in numerosi stemmi di città olandesi degli inizi del 1800, epoca in cui l'apicoltura era una preziosa fonte di reddito per l'economia comunale.

Le arnie villiche potevano avere forme diverse - a campana, a cilindro, a bauletto - tutte però erano caratterizzate dall’essere chiuse in alto, tranne per una sottile feritoia laterale per l'ingresso delle api, e dall’avere una sezione aperta per l'estrazione dei favi in basso. Nelle arnie villiche per estrarre il favo occorreva tagliarlo: ciò ne comportava la perdita, se pur con l'immediato utilizzo, dopo la spremitura del miele, della cera per costruire candele o altro. Oggi in Italia le arnie villiche sono in disuso, ma altrove sono ancora in parte usate, per esempio in Olanda.

paglia in testa In passato la paglia della segale fatta seccare, legata, tagliata, sbiancata o colorata è stata utilizzata per confezionare cappelli di varie fogge sia da donna sia da uomo. Negli annali del “Giornale agrario lombardo-veneto” del 1823 viene citata l'esportazione di cappelli di paglia italiani verso altre nazioni, in particolare Inghilterra e Irlanda, sottolineando che dal Comitato delle Arti Irlandese era stato lodato l'uso della paglia di segale nella fabbricazione. Nella regione al confine tra Aveyron e Lot (Sud della Francia) la fiorente produzione della zona di Ambeyrac, che con i suoi ateliers de vannerie fu la capitale della paglia di segale nel periodo tra la Belle Epoque e il 1980, serviva soprattutto per le modiste di Caussade (Tarn-et-Garonne). Oggi la produzione di cappelli in paglia, dopo la quasi totale socmparsa a partire nel secondo dopoguerra, sembra vivere un nuovo impulso con la rinascita di nuovi laboratori artigianali.

balocchi e imbottiture I giocattoli sono oggetti antichissimi e i reperti archeologici rivelano in molti casi analogie sorprendenti tra i giocattoli preistorici e antichi e i balocchi preferiti tuttora dai bambini di tutto il mondo: a quanto pare, palle, bambole e animaletti sono evergreen che piacciono sempre. Un tempo questi “grandi classici” erano realizzati in pietra, creta, legno, cuoio, tessuto e, naturalmente, paglia di segale! Per la sua resistenza all'usura e all'umidità, la paglia di segale veniva inoltre utilizzata come imbottitura nel confezionamento di rudimentali “materassi” – sacchi di stoffa riempiti di paglia - , selle e basti per trasporto e manichini per sartoria. Tutti questi oggetti, un tempo riempiti di segale biodegradabile, oggi vengono imbottiti di materie plastiche, in apparenza meno costose ma assai più difficili da smaltire (polistirolo, gommapiuma, ecc...).

formaggi: tappeti e imballaggi La paglia di segale veniva e viene tuttora utilizzata nella produzione di alcuni formaggi. Veniva impiegata sia nella forma di stuoini per la stagionatura, realizzati con alte fasce intrecciate per contenere e stringere le forme, sia sciolta e disposta su rastrelli di legno come letto di stagionatura o come imballaggio per il trasporto verso i mercati di vendita. Un letto di paglia di segale era anche un buon isolante per proteggere dal caldo il ghiaccio quando i freezer non esistevano ancora …