un patto con il territorio

Che cos’è un ecomuseo?

non un museo Un ecomuseo non è un’esposizione di oggetti, né un percorso di visita: è il modo che una comunità sceglie per rappresentarsi e presentarsi a chi non la conosce. È cultura scatenata, impossibile da tener ferma, che non ne vuole sapere di star chiusa fra quattro mura e che diventa laboratorio, sentiero, forno di paese, negozio, festa, mappa di comunità ... L’ecomuseo come nuova “forma museale, nasce in Francia nel 1971. I suoi padri fondatori sono George Henry Rivière e Hugues De Varine, che hanno proposto le prime definizioni di ecomuseo:

L’ecomuseo è un’ istituzione culturale che assicura in modo permanente, su un dato territorio, le funzioni di ricerca, presentazione, valorizzazione di un insieme di beni naturali e culturali, rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che vi si succedono, con la partecipazione della popolazione stessa. \(G.H. Rivière)

Un ecomuseo è un'istituzione che gestisce, studia, esplora con fini scientifici, educativi e culturali in genere, il patrimonio globale di una certa comunità, comprendente la totalità dell'ambiente naturale e culturale di questa comunità. Un ecomuseo è uno strumento che un potere e una popolazione concepiscono, fabbricano e esplorano assieme. Questo potere, con gli esperti, le agevolazioni, le risorse che fornisce. Questa popolazione, secondo le proprie aspirazioni, con le proprie culture, con le proprie capacità di accesso. Un ecomuseo è uno specchio in cui questa popolazione si guarda, per riconoscersi, cercando la spiegazione del territorio al quale appartiene, assieme a quelle popolazioni che l'hanno preceduta, nella discontinuità o nella continuità delle generazioni. Uno specchio che questa popolazione offre ai propri ospiti, per farsi meglio comprendere, nel rispetto del suo lavoro, dei suoi comportamenti, della sua intimità.
(H. De Varine)

diffuso e dal basso Se un museo tradizionale espone una collezione, un ecomuseo esprime il patrimonio culturale di una comunità o; mentre un museo è collocato all’interno di un edificio, un ecomuseo è diffuso sul territorio; mentre un museo si rivolge a un pubblico, un ecomuseo parla a una popolazione; il primo è pensato dall’alto e a tavolino, il secondo viene progettato “dal basso” e condiviso. Dopo Rivière e De Varine, molti altri studiosi si sono occupati di definire gli ecomusei, ma il problema rimane tutt’ora aperto, perché “stiamo assistendo a una riflessione teorica permanente”.

gli irrinunciabili Non esistono e non possono esistere due ecomusei uguali: ogni ecomuseo è infatti concepito e costruito con un territorio e su quel territorio particolare di cui è espressione.

Tuttavia un ecomuseo, per potersi definire tale a norma di legge deve possedere alcuni requisiti, definiti dall’IRES (Istituto per le ricerche Sociali e Economiche). Così, dietro a ogni ecomuseo deve esserci un patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura del suo territorio. Un patto informale, non un insieme di norme che obbligano o proibiscono qualcosa, ma piuttosto un accordo non scritto e condiviso stipulato fra i membri della comunità locale e le istituzioni. Scopo di questo patto è quello di conservare ma anche di utilizzare, per l’oggi e per il futuro, il patrimonio culturale del territorio, inteso non solo in senso fisico, ma anche come storia della popolazione che ci vive e dei segni materiali e immateriali lasciati da coloro che lo hanno abitato in passato.

Questo per quanto riguarda la teoria. Ma un ecomuseo è più facile a farsi che a dirsi...